(Sono una donna che se la prende comoda, e chiedo scusa... Spero che il capitolo mi faccia perdonare)
Aveva sempre odiato quel genere di cose. Le lacrime pubbliche, le condoglianze di facciata, le strette accorate di mano e gli sguardi compassionevoli... Tutto quanto. E in primis quell'orribile, maledettissima frase. “È una tragedia terribile, cara, ma tu devi essere forte...” E lei li odiava, li odiava tutti quanti. Li fissava uno dopo l'altro, gli amici di famiglia, immobile a braccia conserte nell'abito a lutto. Portava ancora i capelli sciolti a quell'epoca, di un rosso accecante nel contrasto con il nero della stoffa, trattenuti ai lati da due preziosi pettini d'avorio, e aveva occhi duri e privi di lacrime mentre guardava le persone che affollavano la sua casa, sentendo crescere il proprio disprezzo verso di loro e la loro ipocrisia. Le facevano rabbia. Le provocavano rabbia e disgusto. Tutti accorsi per vedere che fine avrebbe fatto la fortuna dei McElroy.
Poi, da non sapeva dove (non ricordava di aver sentito il portone aprirsi, e neppure la vettura arrivare), aveva fatto il suo ingresso lord Spencer Drake, annunciato dal ticchettio del bastone da passeggio di cui non si separava mai, e Charity aveva avuto l'impressione che l'intera sala trattenesse il fiato. Senza capirne il motivo gli aveva permesso di afferrarla educatamente ma con discreta forza per un gomito, e condurla senza neanche una spiegazione al piano superiore.
Qui, dopo avere aperto a colpo sicuro la porta della sua stanza, l'aveva fatta entrare, sempre senza una parola. Charity non aveva protestato e si era limitata a guardarlo: un uomo d'aspetto gradevole ma duro, sulla quarantina o forse più giovane ma col contegno rigido e aristocratico dell'antica nobiltà. Ed era seduto sul suo letto. E sfogliava il libro che aveva lasciato sul comodino la sera prima dell'incidente, ignorandola. Soltanto dopo lunghi minuti di silenzio tombale, interrotto solo dal debole fruscio della carta, minuti in cui Charity McElroy si era sentita estranea nella propria stanza da letto, lord Spencer aveva alzato gli occhi su di lei.
« Avete l'aria stanca, bambina ». Aveva parlato in tono piano, privo di inflessioni o emozioni, ma ciò nonostante la sua voce era calda, rassicurante.
« Sto benissimo ». Charity non era altrettanto diplomatica e solo nel silenzio conseguente alle sue parole spicce aveva realizzato di dover riparare almeno formalmente alla scarsa educazione con cui si era rivolta all'uomo. « Milord ».
Drake si era alzato e avvicinato, fino a trovarsi faccia a faccia con lei. Per la prima volta in vita sua, Charity McElroy provò soggezione davanti ad uno sguardo. Davanti a quello sguardo profondissimo.
« Secondo voi, per quale motivo c'è tutta questa gente in casa vostra? » Per un lungo istante la ragazza si era domandata dove volesse andare a parare con quelle parole in apparenza superflue, poi improvvisamente aveva capito che la stava mettendo alla prova. Inarcò un sopracciglio in un'espressione sarcastica.
« Nella migliore delle ipotesi, per capire che fine potranno fare i miei beni; nella peggiore, per dimostrarmi tutto il proprio disinteressato affetto nella speranza di entrarne in possesso per almeno una parte ». Un sorriso compiaciuto, e inaspettatamente sincero, aveva illuminato il bel viso di Spencer Drake.
« Sei intelligente e acuta. Ottimo. Temo che sarà un lavoro lungo e non privo di difficoltà, ma col mio aiuto nessuno a parte te entrerà in possesso di nulla. Sempre che tu accetti questa, s'intende ».
La lettera che le aveva teso era datata tanti anni prima, quando ancora lei era una bambina, e firmata da suo padre. Nominava lord Robert Drake, o, in caso di sua impossibilità, il di lui fratello minore Spencer, tutore di Charity. La ragazza sospirò.
« Voi quale siete dei due? »
« Robert era sullo stesso treno dei tuoi genitori,e anche lui... » Aveva distolto lo sguardo per una frazione di secondo, perché detestava mostrare le proprie emozioni. « Spencer. Sono Spencer ».
Charity soppesò la proposta prendendosi tempo, tanto tempo che l'uomo temette di doverle ripetere tutto daccapo. Ma all'improvviso i suoi occhi si erano animati di una luce inconfondibile: sentiva di fidarsi ciecamente di quell'uomo appena conosciuto e tanto diverso dagli intellettuali bizzarri che solitamente suo padre frequentava; era un fatto inspiegabile ma al tempo stesso innegabile, e si sarebbe fidata di lord Spencer anche se la lettera avesse detto di non farlo.
« Accetto, milord. Vi accetto come mio tutore ».
Spencer Drake aveva sorriso di nuovo.
« Molto bene. Quindi ora tu ti sdraierai, e rimarrai qui fino a che non avrai dormito almeno qualche ora, perché in queste condizioni non puoi essere di alcuna utilità. Mi occuperò io di quella gente ».
Charity aveva obbedito, e ancora adesso, dopo tanto tempo, in una situazione così simile a quella del loro primo incontro, non ricordava di aver mai più dormito un sonno tanto riposante.
Spencer Drake sedeva nel salotto privato della padrona di casa, a godersi il piacevole calore del caminetto acceso e la indiscussa comodità della propria poltrona. Poteva sembrare strano, in verità, che un uomo che tanto raramente visitava la villa potesse godere del privilegio di una poltrona personale; ma la sua protetta teneva molto al fatto che in quelle occasioni lord Spencer si sentisse davvero, e a pieno titolo, a casa, e quel piccolo gesto era il modo più immediato per renderlo possibile.
Allungò le gambe verso il fuoco, con un movimento per una volta non studiato, e si concesse finalmente di sciogliere il nodo della cravatta. Doveva stare invecchiando, se si sentiva già tanto esausto dopo qualche ora di servizio funebre... O, forse, dipendeva dal fatto che si era trattato di quello di Jonathan? Accese pigramente la pipa, aspirandone piano il fumo aromatico per assaporarlo il più possibile. Ripensava alla notte precedente, alla folle corsa in carrozza, alle domande sull'incidente, a quella sorta di neutra indifferenza. Era spiacevole ammetterlo, e poteva suonare crudele, ma la morte di suo nipote non lo aveva sconvolto come avrebbe dovuto.
Era partito nel cuore della notte, sì, e aveva costretto il suo vetturino a viaggiare in pessime condizioni; non aveva voluto rimandare la partenza al mattino né sentire ragioni di alcun genere. Si era letteralmente precipitato, affrontando un viaggio che chiunque sano di mente avrebbe affrontato soltanto alla luce del giorno, ma non era stato il pensiero che Jonathan potesse essere stato vittima di un atto premeditato, a spronarlo.
Un altro lutto, un'altra morte violenta era venuta a turbare la vita di Charity, e lord Spencer non aveva mai smesso di sentirsi responsabile per lei. Certo era una donna, adesso, e senza dubbio la donna più forte che conoscesse: ma per quanto orgoglioso di lei, della magnifica creatura che era diventata, non riusciva a smettere di pensare a lei come a qualcosa di estremamente prezioso, da custodire con estrema cura; aveva bisogno di lui, lo sentiva, e per questo si era gettato a capofitto nel gelo della notte...
« Grazie al cielo è finita, se ne sono andati ». Charity era entrata silenziosamente nella stanza, rubando lord Drake alle sue riflessioni.
«Ti ringrazio di avermi potenzialmente salvato la vita. Mi stavo appisolando con il tabacco acceso »
« Non vi permetterei mai di lasciarmi, lord Spencer », aveva risposto lei in tono sereno, chinandosi a baciarlo su una guancia « O quantomeno, non in un modo così stupido! »
Spencer Drake sorrise a metà, vagamente nostalgico, mentre con la complicità del tepore del camino il suo abituale rigore andava sciogliendosi. Sì, forse davvero stava invecchiando.
« Molto obbligato ». La luce mutevole delle fiamme danzava sul viso della sua protetta, ora che lei aveva fatto spegnere i lumi a petrolio, e non era strano che avesse con tanta precisione intuito il suo desiderio di oscurità: sotto più di un aspetto, nonostante le apparenze, erano spiriti affini, affezionati a dettagli forse sciocchi ma irrinunciabili... E quello di sedere al buio di fronte al caminetto acceso, a ragionare pianamente dei fatti di una giornata faticosa era, insieme al rito della colazione, un'abitudine della quale entrambi avevano sentito la mancanza. Lord Drake inspirò una profonda boccata di fumo, con gli occhi semichiusi che in realtà spiavano Charity. Pensava a quanto apparisse distante e regale con l'accollato abito a lutto, quanto trasudasse matura signorilità. Era così diversa dalla ragazza ribelle di un tempo, eppure riusciva ad esserlo anche dalle donne che la circondavano, e quanto...
« Amo il buio quanto voi, milord; pensate davvero che non mi accorga che mi state guardando? »
« Oh, certo che no. Sapevo che era questione di tempo, volevo solo verificare quanto ».
« A cosa state pensando? » Lord Drake era un uomo intelligente e scaltro, lo era sempre stato: ma per assurdo proprio a Charity, l'unica al mondo che sarebbe stata disposta a credere a qualunque sua menzogna, non sapeva dire altro che la verità. La stimava troppo, per mentirle.
« Quando sei arrivata pensavo a Jonathan; ma non saprei dirti con precisione se a lui, o alla sua morte, o a quest'oggi... Un groviglio di pensieri autocefali, temo ». Charity annuì. Era uno stato d'animo che conosceva bene. « Tu, invece, bambina? Come stai? »
« Non lo so. Davvero, non... Sono confusa, credo, ma non qui » aveva precisato, sfiorando la tempia destra con un gesto morbido della mano. « Sono confusa dentro, non capisco cosa provo, e... » prese fiato, per terminare la frase, ma pensando che potesse suonare sgradevole all'uomo preferì lasciarla in sospeso. Neppure lei sapeva mentirgli.
« E nemmeno se provi qualcosa. Lo so. È quel che succede anche a me ».
« Milord... »
« Lo so, lo so, lo so... Jonathan era mio nipote. Ma temo che la mia mente analitica, al momento, abbia deciso di concentrarsi sulle circostanze della sua morte piuttosto che sul fatto in sé. A proposito, ti è forse venuto in mente qualcosa, o qualcuno, che... » Charity McElroy scosse appena il capo.
« Sono spiacente, no ». Scivolarono nel silenzio, entrambi con gli occhi fissi sul fuoco ed in apparenza prossimi al sonno. Lord Drake teneva la pipa ormai spenta nella mano sinistra, un poco a penzoloni dal bracciolo, e lo sguardo immobile sulle fiamme; Charity aveva abbandonato la testa contro lo schienale, esausta per le decine di mani che aveva stretto e le altrettante, insopportabili, dichiarazioni di cordoglio cui aveva dovuto rispondere con un sorriso riconoscente.
« Cosa conti di fare, adesso? » La voce dell'uomo aveva interrotto la magia ipnotica del fuoco, e ora Charity lo guardava con un'espressione inconfondibile: quel momento di stasi orgogliosa e muta di quando non sapeva dove intendesse andare a parare. « Parlo del tuo futuro, Charity. Per quanto ora possa sembrare cinica, ad esempio, la domanda se tu intenda prima o poi risposarti va comunque presa in considerazione. A mio parere, dovresti valutare la possibilità ». Lei lo interruppe con un gesto annoiato.
« Non ci ho ancora pensato, ma... Non credo. No ». E nonostante le apparenze, non era stata una risposta affrettata. Il cervello di Charity sapeva correre a gran velocità, all'occorrenza...
« Ti domando scusa » disse infine Spencer Drake, alzandosi « Non avrei dovuto parlartene questa sera, sono stato indelicato e tu hai bisogno di un po' di pace ». La baciò sulla fronte – un'altra gradevole consuetudine acquisita da tutore cui Charity non si sarebbe mai sottratta, e per la quale Jonathan aveva sempre benevolmente schernito la moglie e lo zio quando questi soggiornava alla villa.
Il ticchettio del bastone da passeggio andava scomparendo e Charity McElroy prese a guardare alla luce tremula del fuoco che andava spegnendosi l'anello che da sei anni portava all'anulare sinistro. Lord Spencer aveva ragione, era cinico pensarci in quel momento, ma ora quell'anello non aveva più alcun valore se non quello di tenerla legata ad un fantasma...
Eppure aveva detto, solo qualche minuto prima, che non si sarebbe risposata. Ma per quale motivo? Conosceva donne che restavano fedeli alla memoria del marito defunto per tutta la vita, piangendolo ogni giorno come fosse il primo. Lei era come loro? Sentiva forse il dolore invaderle il petto, o la sofferenza assalirla al pensiero di dormire da sola nel letto che avevano condiviso? Percepiva la mancanza di Jonathan tanto forte da farle male?
Amaramente dovette rispondersi di no.
Gli aveva voluto bene, certo, come lui ne aveva voluto a lei. Era stato un buon amico e un affezionato compagno. E forse quando l'agitazione febbrile di quei giorni si fosse sedimentata le sarebbe finalmente mancato il suo viso, o il tono della sua voce, o l'espressione fiera e scherzosa di quando tornava da caccia con una buona preda. Forse avrebbe trovato triste non avere più davanti agli occhi le sue piccole abitudini e avrebbe ricordato con malinconia i momenti del loro passato insieme... O forse si stava solo consolando con qualche pia speranza ai limiti della bugia.
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1 commento:
Io continuo a non avere idee per aiutarti col titolo, ahimé... è che siamo ancora all'inizio, è ben difficile, no?
Comunque proseguo la lettura, e naturalmente un personaggio che riflette sullo stare invecchiando... eh. Be', lo sai. XD
Che dire, io continuo a dire che il tuo stile è chiaro e piacevole, la storia ha gli spunti per intrigare però devi darcene di più perché il lettore si possa fare un'idea vera e propria ;P
Aspetto sviluppi!
Baci
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