venerdì 22 agosto 2008

[Sto ancora cercando un titolo. Ebbene sì] - Parte IV -

« La ferita è molto brutta, lady Fowler ». Il medico non aveva usato mezzi termini: e tutti nella zona sapevano che quando Jeremiah Mann si pronunciava con tanta sicurezza non c'era margine d'errore nella diagnosi. Ma quando, dopo qualche istante, aveva infine precisato: « Davvero molto brutta, mi dispiace », Charity aveva compreso che quella sarebbe stata la fine, aveva congedato il medico con qualche vago ringraziamento ed era rientrata nella stanza di Jonathan in silenzio. Era rimasta a guardarlo per ore, immobile ai piedi del letto, senza una parola né una lacrima mentre i forti sedativi somministratigli dal dottor Mann gli rendevano impossibile, grazie al cielo, sentire gli effetti devastanti che i due proiettili avevano determinato nel suo corpo. Jonathan era disteso là, senza muovere un muscolo, senza aprire gli occhi, il respiro appena percettibile, e Charity ricordava nettamente di avere pensato che trovarsi in quello stato era già in un certo senso come essere morti.
Jonathan Fowler però era un uomo forte, un lottatore suo malgrado, e aveva resistito, attaccato alla vita con tutte le sue forze, per sei interi giorni prima di arrendersi. Sua moglie era stata al capezzale senza interruzione, mangiando e dormendo solo il minimo indispensabile, con una determinazione serena quanto ammirevole. Ma non aveva domandato miracoli, non aveva pregato: si sentiva dominata da uno strano senso di inevitabilità, una sorta di fatalismo pacifico e rassegnato che mai avrebbe creduto di poter provare, e si era limitata a guardar le cose accadere.
Ora però le domande di lord Spencer cambiavano tutto: fino a quel momento, accettare la follia di un incidente era stata la sola cosa da fare; ma se davvero – come Spencer Drake sembrava sospettare – si fosse trattato di un atto voluto? Credere alle parole degli altri cacciatori, che tanto in fretta si erano prodigati per riportare a casa il ferito, era stata la cosa più la logica ed immediata, ma adesso? Chi degli amici di Jonathan aveva mentito, e perché?


« Non è mia intenzione essere sgarbato, cara, ma hai un pessimo aspetto »
« Lo so. Non ho praticamente chiuso occhio, e comunque sono ancora in grado di guardarmi allo specchio ». La voce di Charity McElroy era stata brusca e sbrigativa; gli aveva risposto senza interrompere la propria attività: sulla scrivania di Jonathan torreggiavano fogli e cartelle di cuoio, mentre la donna continuava ad estrarne di nuovi dai cassetti della parte inferiore della libreria. Lord Spencer era rimasto sotto l'arco della porta dello studio, entrambe le mani appoggiate al pomo del bastone – una deliziosa testa di leone, che la sua protetta aveva fatto incidere appositamente per un lontano compleanno di quell'uomo dal temperamento così simile a quello del nobile felino – e il portamento aristocratico, ancora in giacca da camera, e immobile a guardarla.
Il collo dell'abito nero era abbottonato fino in cima, poco sotto alla linea del viso, senza fronzoli, e un sottile crocifisso d'oro bianco – lord Spencer lo riconobbe: era stato di sua sorella, e Jonathan l'aveva donato a Charity al loro primo Natale – sembrava l'unica cosa a dar luce alla sua persona. Nel notare, sulla punta del naso, la leggera montatura dorata di un paio d'occhiali, istintivamente l'uomo sorrise: la sua bambina era davvero diventata grande, allora...
« Cosa cerchi? » Gli occhi di Charity infine si alzarono, e il bianco arrossato intorno alle iridi azzurre tradiva la notte in bianco appena trascorsa.
« Un motivo per odiare tanto Jonathan da ammazzarlo. Mi pare ovvio ». Spencer Drake si avvicinò alla scrivania e le sfilò un libro contabile dalle mani. Il suo sguardo era gelido.
« Temo di averti suggerito un'idea sbagliata circa le mie sensazioni in proposito ». La donna restituì lo sguardo con fierezza, la mascella un po' contratta nel tentativo di trattenere la rabbia.
« Siete stato più che chiaro, milord. Non pensiate di poter fare di me ciò che gradite in base al tempo... » Lord Drake rimase qualche istante in silenzio, senza tuttavia mollare la presa sul grosso volume. Cercava di valutare in tempi strettissimi le possibilità che gli restavano per gestire quella grana: tentar di convincere Charity di non avere bene inteso le sue parole sarebbe stato stupido e controproducente...
« Me ne occuperò io, tesoro. Non devi preoccuparti di nulla ». Per tutta risposta, lei si lasciò cadere sulla sedia a schienale alto di Jonathan: nel loro irrinunciabile linguaggio simbolico, una vera e propria presa di potere.
« È un modo silenzioso per comunicarmi chi comanda, Charity? ». Oltre la voce affabile e paziente, lord Spencer Drake sentiva l'irritazione crescere. Certo i momenti di tensione con Charity non erano mai mancati, ma che proprio ora, in tali circostanze, avesse deciso di fare di testa propria, coi rischi che avrebbe potuto correre...
« Spero che non debba diventarlo »
« Dipende da te. Dal fatto che tu voglia o meno essere ragionevole »
« Temo che dipenda da entrambi, allora. Ho riflettuto questa notte, sapete. E ho messo insieme un po' di cose. Primo, Jonathan aveva davvero non pochi nemici. Secondo, negli ultimi tempi ha concluso affari che non mi convincevano. E, terzo, quegli affari gli hanno dato qualche problema »
« Problemi? » Ora anche lord Spencer era seduto, proprio di fronte alla scrivania, le gambe elegantemente accavallate. La giovane donna ne percepiva l'attenzione quasi fosse densa.
« Problemi ». Charity sfogliava distrattamente il contenuto di una delle cartelle in cuoio. All'apparenza, sembrava avesse chiuso la conversazione.
« E pensi magari di dirmi di cosa si tratta, o per saperlo devo comprarmi una sfera di cristallo? » Il tono dell'uomo era irritato e non senza ragione. Lei lo guardò fisso in volto, senza scomporsi.
« Un paio di cani avvelenati. Alcune pecore sgozzate. E la stalla dei cavalli è andata a fuoco, un paio di mesi fa. Quella è stata la perdita peggiore, come sapete c'erano animali di grande pregio ». Aveva elencato i fatti con tranquillità, quasi con apatia: lord Drake, al contrario, era in procinto di scoppiare.
« E si può sapere per quale maledettissimo motivo non me ne hai parlato prima? », sibilò, e Charity sapeva che quando sibilava era molto, molto più furioso di un uomo normale che gridi e strepiti. Forse era il caso di calmarlo.
« Perché ho creduto a Jonathan, quando mi ha detto che erano semplici incidenti » spiegò lei, dispiaciuta ma ferma – detestava l'idea di poter fare la figura della povera inconsapevole, e il pensiero che Jonathan le avesse mentito, aggravato dal fatto di avergli creduto senza fare domande, la mandava in bestia « E del resto vostro nipote aveva ottime spiegazioni per ogni cosa... I cani avevano certamente morso un animale avvelenato dai bracconieri; le pecore dovevano esser state assalite da un lupo o da qualche cane inselvatichito; e una candela rovesciata avrebbe benissimo potuto... » Scosse la testa, profondamente adirata con se stessa. « Sono stata una stupida. E me ne sono resa conto soltanto stanotte »
« Meglio tardi che mai... » La rabbia dell'uomo si era sgonfiata, mentre il suo cervello riprendeva velocemente a lavorare. « Di che affari si trattava? »
« Terreni, più che altro. Jonathan aveva in mente di incrementare i capi di bestiame, ma aveva chiaramente bisogno di più spazio... »
« Più pecore? Ma per quale motivo? » Charity alzò appena le spalle, a sottolineare che non aveva condiviso l'idea.
« Filati, milord. Più pecore, più lana, e con le nuove tecniche più possibilità di guadagno. Ma vostro nipote non si è mai fatto troppi scrupoli quando si metteva in testa qualcosa... » Inclinò impercettibilmente la testa, con un vago sorriso. « Immagino che qualcosa di quel certo corsaro gli fosse arrivato anche per parte di madre », scherzò, e Spencer Drake rise con malcelata amarezza.
« Sì, è probabile... Però, Charity, davvero: lascia che sia io ad occuparmi della cosa ».
La donna passò in rassegna con lo sguardo le pile di documenti che spuntavano un po' ovunque ed emise un sospiro sommesso.
« Dopotutto, credo che lo farò », acconsentì, già pregustando un po' di meritato riposo per riprendersi dalla notte precedente.

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